Google Drive lancia la sfida ai servizi di back-up online

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Google Drive lancia la sfida ai servizi di back-up online 26/04/2012

Google Drive lancia la sfida ai servizi di back-up online

Il servizio, attesa e anticipata evoluzione di Google Docs, lancia una sfida ai servizi di back-up online e solleva (i soliti) dubbi sulla privacy e le condizioni d'uso.
Google ha fatto esordire, ma ancora non per tutti in Italia, il suo atteso servizio di cloud computing Google Drive: raggiungibile all'indirizzo drive.google.com offre agli utenti spazio nella nuvola per caricare i propri contenuti.

In poco più di un giorno Google Drive ha superato già i 5 milioni di download solo dall'applicazione Google Docs: Google parla di un percorso "iniziato nel 2006 con il lancio di Google Docs" e proseguito nel 2010 con l'introduzione della possibilità di upload di qualsiasi tipo di file in Google Docs.

Proprio da qui parte dunque Google Drive: i documenti degli utenti di Google Docs sono già da oggi disponibili in Drive e il servizio è in generale pensato "per funzionare in maniera completamente integrata con la suite cloud Google Apps e con le applicazione create dagli sviluppatori terzi", come DocuSign, HelloFax o Smartsheet.

Questa profonda integrazione, peraltro, ha fatto pensare più ad un'evoluzione di Google Docs piuttosto che ad un'app indipendente: d'altra parte nel momento in cui l'utente passerà a Google Drive non potrà tornare a Google Docs e anche i link dell'homepage di Google porteranno al nuovo servizio. Oltre che con Google Docs, poi, Drive si lega ai Chromebook.

Inoltre, con Drive Google sembra specificatamente pensare alle aziende: lo fa a partire dalla funzione di gestione centralizzata. Inoltre prevede le ormai consuete funzioni di lavoro di gruppo sul medesimo documento e assicura l'aggiornamento dei dati caricati nel 99,9 per cento dei casi, un supporto tecnico 24 ore al giorno 7 giorni a settimana e la funzione Data Replication, in base alla quale i dati vengono caricati su diversi data center, così da garantire una certa sicurezza di disponibilità in qualsiasi momento, anche in caso di eventuali problemi legati ad un singolo data center.

A livello di spazio Google offre 5GB di storage gratuiti, con la possibilità di acquistare 20 GB aggiuntivi per 3 euro al mese, per un massimo di 16 TB (100 GB per 5 dollari al mese o 1 TB per 50 al mese). Con la grandezza massima consentita per singolo file pari, riferisce Google, a 10 GB.

Per quanto riguarda la sicurezza, Mountain View garantisce dati cifrati durante il trasferimento dal browser ai server Google e un ulteriore sistema di autenticazione per evitare accessi indebiti da dispositivi mobile.

Competitor diretto di Dropbox o di iCloud, che Google Drive sia interessante lo dimostra l'attenzione che gli ha riservato fin da subito il governo cinese: le autorità hanno deciso quasi immediatamente il blocco del nuovo servizio. Una mossa che si potrebbe inscrivere nelle ostilità tra Mountain View e Pechino iniziate con la protesta contro la censura locale da parte di Google, oppure che potrebbe essere legata a specifiche caratteristiche di Google Drive, diverse magari da quelle di iCloud, SugarSync o Microsoft SkyDrive, tutti servizi analoghi che sembrano al contrario funzionare perfettamente in Cina.

Problemi, d'altronde, vi sono per il servizio - o meglio per i suoi utenti - anche per quanto riguarda la licenza d'uso a cui è accompagnato: pur non rivendicando la proprietà dei file caricati che rimangono degli utenti come gli altri servizi di cloud computing, Google si riserva il diritto di "usare, ospitare, immagazzinare, riprodurre, modificare o creare versioni derivate, pubblicare, mostrare pubblicamente, comunicare o distribuire" il contenuto caricato sui suoi servizi.

In pratica, mentre i più fiduciosi parlano di condizioni standard semplicemente scritte in legalese e paragonabili a quelle dei servizi concorrenti, per i più scettici BigG sembra riservarsi il diritto di utilizzare filmati e foto eventualmente non tutelati da ulteriori condizioni di privacy per la propria pubblicità.

Google riferisce che tale formula le permette di assecondare la volontà di condivisione dei suoi utenti, rendendo più facile le funzioni di invio dei propri contenuto ad un altro utente.
 

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